IMPAVIDA “Antipode”


La cosa migliore in questi casi è non aspettarsi nulla di preciso, restare vaghi coi desideri viaggiando a grandi linee con la fantasia. Così ho fatto per affrontare il ritorno degli Impavida, ponendo loro soltanto l’obbligo morale di colpirmi a livello emozionale tanto quanto accadde ai tempi di “Eerie Sceneries” (recensito qui), vincente anche per l’effetto sopresa stile band dal nulla con un disco enorme.

Ma qual’è stato il risultato dei miei ascolti? Prima di tutto che gli Impavida del 2008 non ci sono più e “Antipode” dura troppo poco. Potrebbero sembrare affermazioni profodamente critiche e negative, ma in realtà è così solo in parte.

Oggettivamente la musica del duo è diversa e di indubbia qualità, in evoluzione rispetto al depressive alquanto forte dell’esordio verso un Black Metal pieno di tensione, inquietutine, dramma, aperto ad un uso intelligente della melodia quando necessaria, arricchito da idee, non depressivo per forza, freddo ma in un certo senso pulsante calore maleodorante, dove hanno spazio velocità anche molto sostenute e vocals strillate il cui culmine giunge in sella del disagio/malattia galloppanti creati da “Corpse Devourer“, dal titolo che è tutto un programma. “Antipode” ha molte sfumature e racchiude più spettri espressivi, da un qualcosa che istintivamente definirei quasi cinematografico pensando ad alcuni frangenti di “Demons’ Eerie Flutes Accompany with the Decay of Corpses Defiled”, alla composizione variopinta, entro toni del grigio/nero, a renderlo unico.

E qui entra in gioco il secondo aspetto. La durata. Non intendo dire che “Antipode” sia breve in senso assoluto perché copre un minutaggio comune, però idee tanto ben espresse nel corso di due pezzoni da sedici minuti molto curati, mi fan dire che per le potenzialità mostrate dal disco, il colpo rimane leggermente in canna. Parlo del dare spazio artistico ad altro ancora, includendo tanti più brani possibili con l’altalena pezzo lungo / pezzo breve in grado di prolungare il prolifico saliscendi di “Antipode” con altri componimenti ancora più variegati per personalità e scenari.

Antipode è sicuramente un bel lavoro proiettato giustamente oltre lo stile di “Eerie Sceneries” così da evitare quei ritorni che ricordano il passato senza eguagliarlo, il che mi riporta con la memoria a quando Numinas coi suoi Krohm avrebbe potuto tentare qualcosa di simile facendo seguire al bellissimo (e per me mitico) “A World Through Dead Eyes“, qualcosa di più rispetto a quel buon disco intitolato “The Haunting Presence“. God Killing Himself e He, Who Walketh the Void pubblicano tramite Ván un platter a tratti genialoide se penso al primo brano il cui finale tocca livelli da pelle d’oca, perfino più post oggi che Herbst (Lantlôs) ha lasciato la band di quando era presente, ma la prossima volta esigerò settantaquattro minuti ulteriormente affinati, altrimenti…

Classificazione: 4 su 5.

Ván Records / anno 2019 / tracce 4 / durata 39:10
Demons’ Eerie Flutes Accompany with the Decay of Corpses Defiled / Corpse Devourer / The First Flame Initiates the Cleansing of Putrid Terrestrial Spirits / Towards the Pyre.