OFDRYKKJA “Gryningsvisor”


Per quanto si segua l’underground con passione, dedizione e attezione giornaliera, malgrado ci siano canali youtube attivissimi nel pubblicare legalmente interi album, oppure siti quali bandcamp, portatori sani di preview che quando avevo vent’anni mi sognavo solo nelle notti più ispirate, capita sempre scappi qualcosa. A me, in questo caso, erano sfuggiti gli svedese Ofdrykkja.

Anzi, non si tratta di una svista vera e propria, in quanto il leggerli descritti come suicidal/depressive me li aveva fatti scartare volontariamente dopo la netta rottura che decisi con quel sottobosco stanco pieno di cloni, stracloni, megacloni pallosi quanto la maggior parte delle bedrooms band che lo componevano. Oppure ero cambiato io?

Ma si è detto sottobosco. Anzi, meglio, teniamoci solo il bosco, in questo caso magico e notturno dal quale non vorrei mai dover uscire volontariamente, se vogliamo idealmente raggiungibile con più facilità in queste giornate di quarantena imposta da un virus capace di silenziare tutto, lavando via dalla ns. pelle quello strato di melma infame che impasta la vita moderna scivoladoci dentro fino alle più recondite fessure dell’esistenza. Un luogo segreto nel quale i tratti fortissimamente folk/nordici delle numerose parti acustiche con cantato femminile di “Gryningsvisor” ci trasportano, angolo di malinconia, dolcezza, tradizione, un pò rotta da vocals maschili sulle quali farei una onesta riflessione, ma comunque veicolo verso un mondo interiore che pare ci si possa ricordare solo oggi che la ns. vita si è fermata, o con la musica.

Nell’insieme l’album sarebbe da sgrezzare per puntare più in alto, ma i tocchi di tastiera sotto lo scream straziato di “Wither” fanno rima con io ho dentro qualcosa da esprimere, cioè l’essenza di musica così, che a me ha strappato una lacrimuccia sincera per il senso di mancanza di cui è pieno un pezzo come “Herr Mannelig” così come l’intero album. La voce femminile adagiata sulle note di “In I Natten” mostra la faccia migliore del disco ed è per questo che se fossi nella band prenderei il coraggio a piene mani e mi sgancerei dal Black Metal dedicandomi al cantato femminile (da non toccare!) accompagnato dal pulito maschile (curato però allo sfinimento) e uno scream disperato ancora meno presente. Userei tanta strumentazione acustica e la chitarra elettrica d’atmosfera a braccetto con le tastiere. Tutti elementi pronti a segnare momenti, ma anche impercettibili linee umide sulle guance di chi ascolta.

Gryningsvisor” ha un cuore e mira a quello di chi l’ascolta, viaggia dal crepuscolo all’alba e mi fa promettere, mentre inizia “Våra Minnens Klagosånga”, che la prossima volta non capiterò per sbaglio sugli Ofdrykkja, li aspetterò con la voglia di sentirli cresciuti nella tecnica espressiva come devono assolutamente riuscire a fare. Pronto, per svanire insieme alla loro musica, fosse anche per un’ora soltanto.

Gryningsvisa“…

Classificazione: 3 su 5.

Art Of Propaganda / anno 2019 / tracce 12 / durata 61:24
Skymningsvisa / The Swan / Swallowed By The Night / Ensam / Wither / In I Natten / As The Northern Winds Cries / Herr Mannelig / Våra Minnens Klagosång / Köldvisa / Grey / Gryningsvisa.