MURG “Strävan”


Da un certo momento in poi nel Black Metal passò il concetto che scrivere album semplicemente coerenti con le origini del genere era diventata roba superata, un problema per evoluzione e carriera (presunta) di alcuni o di converso un trademark, piuttosto che una cosa normale. Tutte castronerie, in definitiva. Per vari gruppi dagli anni duemila in poi, magari anche in buona fede per carità, il fatto stesso di contrapporsi al nuovo nel vecchio con il vecchio nel vecchio ha dato loro l’idea di avere una sorta di lasciapassare con su scritto “datato, quindi rispettato” tipo tedofori della Fiamma Nera, cioè cose che ai Murg fregano poco visto quanto si fanno da sempre i cazzi loro ritenendo superfluo anche il mostrare facce o svelare nomi.

Leggendo qualcosa che li riguarda ho percepito un approccio genuinamente esule dalle trovate pro marketing, mirato al suonare Black Metal in modo pulito attraverso un trittico di album mai davvero deludenti, magari non indimenticabile ma onorabile, adatto ad un pubblico di passisti di genere i quali guardano magari una carriera nell’insieme più che il singolo album. Se avete seguito i francesi Ende, coetanei dei Murg in fatto di pubblicazioni ma diversi nello stile, capirete meglio a cosa mi riferisco perché con le due band a) sai cosa troverai b) se restano entro certe coordinate ti rassicurano ma alla lunga rischiano di stancare ma soprattutto, c) se il quarto album non andrà oltre, di loro ascolterai col tempo solo l’esordio.

A mio gusto, “Strävan” é un buon disco che però sfiora soltanto “Varg & Björn” il quale gli rimane davanti per freschezza, anche se si mostra in tutto il suo essere scandinavo dati i sentori sullo sfondo di certi passaggi ed il riverbero delle chitarre che paiono provenire dal profondo nord, spaziando tra molta atmosfera, nessun imbellettamento, riff spesso medio lenti e qualche accelerazione dosata. Violenza poca, madre patria tanta, ma non quella melodica stile Dissection, per intendersi. Le tracce provengono da un passato cupo senza medievalismi e con qualche apertura simil epica come in “Berget” e se avete presente quelle atmosfere nordiche che sembrano evocare tutte insieme natura, tradizione, morte e onore su base Black Metal, capite dove si aggirano musicalmente i Murg, artisticamente espressivi, composti e legati alle loro origini.

Come lavoro, “Strävan” é solido ma senza sussulti, suona bene nel rispetto delle sue velleita espressive però segna una linea di confine essendo (fortunatente) il capitolo finale di un trittico. Dicendolo non faccio del sarcasmo, penso davvero sia una manna la fine di questo ciclo, in quanto i Murg possono dare di più, motivo per il quale spero si mettano in corsia di sorpasso con il prossimo full perché io sicuramente, voi non lo so, voglio assolutamente evitate di dimenticarmi di loro.

Classificazione: 2.5 su 5.

Nordvis Produktion / anno 2019 / tracce 8 / durata 41:55
Ur Myren / Strävan / Berget / Renhet / Korpen / Tre Stenar / Altaret / Stjärnan.

Pubblicato su Murg