NASHEIM “Jord Och Aska”


Se ripenso ai Nasheim negli anni, le prime parole che mi sovvengono sono atmosfera e silenzio. La prima si riferisce allo spirito guida della loro musica, la seconda all’averli sempre percepiti come una band riservata dal punto di vista mediatico, sempre che si possa usare un parolone così per l’underground. Questa è la mia idea di loro dalla pubblicazione di “Evighet / Undergång” del 2004 in poi, considerando la ricomparsa dal nulla nel 2014 con il fantastico “Solens vemod” e l’attesa relativa di soli cinque anni per avere un suo successore. Tempistiche che oggi sembrano ere…

La musica di Erik Grahn si conferma ad un livello comunicativo superiore scostandosi in parte dal Black Metal pur restandovi ancora dentro, perchè il cogliere l’emozione, un sentore o proporre una suggestione è solo per chi ha l’animo per farlo e non dipende da questo o quello stile. La cosa merita particolare risalto in quanto il lato introspettivo ed emozionale delle creazioni Nasheim rimane preponderante anche oggi, la classe nella musica di questa band c’è così come delle aperture stilistiche ed espressive che bucano lo strato disceso al tempo di “Solens vemod“. “Jord Och Aska” è strumentalmente eccellente, più aperto, espressivo e pieno di vigore creativo, con un tocco magico da nord europa moderno e se pensiamo a “Jord Och Aska“, in essa vi si trovano calma, un pò di malinconia, riflessione, così come forza, la grinta dello scream e soluzioni inaspettate quanto un violino alquanto caratterizzante.

Quindi, se “Jord Och Aska” é tanto speciale perché vale soltanto una stella del gelo? Semplicemente per provocazione e protesta verso le vocals. Il disco in sè è di altissimo livello e non riconoscerne l’intelligenza comunicativa sarebbe assurdo, ma contro i gusti non si può andare. Musicalmente prendo sia questi Nasheim a tratti commoventi che quelli di prima, strettamente Black Metal, ai quali mi avvicinavo solo se il momento era giusto come si fa con un whiskey d’annata, capaci di calare una patina mentre li ascoltavo come di restare fortunatamente distanti da un elemento per me indigesto in quasi tutti gli ambiti metal: le vocals epiche.

Vocals. Epiche.

Jord Och Aska” è bello, a tratti impagabile, parla più lingue musicali, apre ad altre influenze e se vogliamo suona anche rock, come si usa dire nel metal quando si sente una band andare oltre certi confini, ma non mi appassiona vocalmente. Perfino mi disturba nell’idilio e lo dico con amarezza. Ci ho pensato, molto. Con il solo scream sarebbe stato tutto diverso, ma tant’è e me ne farò una ragione ripensando alla bellezza stordente del riff attorno al settimo ed ottavo minuto avanzato di “Sänk mig i tystnad“, emozionante come un’apoteosi che poi parla anche nella lingua dei Katatonia e vira verso il dramma.

Però, peccato. Almeno per me.

Classificazione: 1 su 5.

Northern Silence Productions / anno 2019 / tracce 3 / durata 41:59
Att sväva över vidderna / Grå de bittert sådda skogar / Sänk mig i tystnad.