ONDSKAPT “Grimoire Ordo Devus”


E’ con compiaciuta sorpresa verso me stesso ed i redivivi svedesi, che posso sancire senza dubbio alcuno la grandezza di “Grimoire Ordo Devus“. Non dico suoni come un classico moderno inattaccabile dal tempo, ma tributare l’inevitabile omaggio a degli Ondskapt così è un obbligo, e vi giuro che per me raggiunge i livelli del paradosso se rapportato al mio fastidio nei confronti dei ritorni, al quale si affianca la devozione religiosa che ho per il loro inarrivabile esordio. Se volete un mio parere, dopo “Draco…” la band avrebbe anche potuto sciogliersi…

Pur volendo giocare al vecchio saggio troppo navigato per farsi impressionare, altro non posso fare che inchinarmi al cospetto delle imponenti ali di drago dispiegate dagli Ondskapt, implacabili messaggere di morte ed oscurità provenienti da un viaggio lungo dieci anni iniziato dall’ultimo minuto del (per me) dimenticabile “Arisen from the Ashes“, il quale puntava pericolosamente in direzione fine carriera ingloriosa. A tal proposito, già che ci sono vi spiego subito una sensazione personale rispetto al confronto tra attualità e passato: il coinvolgimento sentito attraverso “Grimoire Ordo Devus” è stato così forte da farmi provare la sensazione di un salto a piè pari partito direttamente dall’originarietà di “Draco Sit Mihi Dux“, particolarissima pietra miliare del Black Metal post 2000, per raggiungere questo album altrettanto qualitativo, ma scritto all’interno di un contesto diverso ed apparentemente più comune.

Nel 2021 non ci si dovrebbe stupire più di nulla, ma quando in una “Ascension” trovi il massimo che puoi aspettarti dallo sweblack cioè malignità, atmosfera e sfumature coinvolgenti, devi solo godere e tacere, perchè finalmente nello stesso platter puoi veramente sentire l’animo 100% Ondskapt, ma anche i Watain, certe deviazioni alla Dissection, riferimenti ai primi Thorns, così come i Dark Funeral. “Grimoire Ordo Devus” insegna in che modo far brillare le vocals, anche se meno follemente peculiari rispetto ad un tempo e come si deve suonare fast alla svedese con potenza, senza scoppiazzamenti, richiamando a sè l’energia di un linguaggio musicale vilipeso perchè sulla bocca indegna di troppi, ma che ogni volta lo si ritrova nella sua forma essenziale, torna a splendere della stessa lucentezza di sempre. Ascoltare “Opposites“, “Paragon Belial” o “Possession” è come strappare una radice dall’albero del male per ruminarla, ruminarla, ruminarla fino ad avvelenare la propria saliva con il suo olio essenziale nero estratto da un lavoro autenticamente reprobo, con una copertina, ahimè bruttarella, va detto. Sorvolo sul suono del rullante, ma escono per Osmose per cui da qualche parte si dovrà pur pagar pegno no? Almeno, questa è la mia sensazione, anche se poi mi basta ripensare alle accelerazioni di “Semita Sinistram” e tutto passa subito.

Classificazione: 5 su 5.

Osmose Productions / anno 2020 / tracce 10 / durata 58:21
Prelude / Semita Sinistram / Ascension / Devotum in Legione / Animam Malum Daemonium / Opposites / Paragon Belial / Possession / Old and Hideous / Excision.