Diciamo sia stato il caso, ma proprio alcuni giorni prima di conoscere questo full toglievo la polvere da “Telepathic with the Deceased” di Xasthur dandoci un giro in cuffia per ripensare a quegli anni, e alle diatribe sulla sua genialità iper true contrapposta agli argomenti di chi lo schifava senza nemmeno ascoltarlo. Il mio doveva essere un revival superficiale, quindi ritrovarne gli echi anche qui è stato come andare oltre quella soglia di coinvolgimento che avevo deciso di rispettare per non scendere troppo sul personale. Un pò come l’essere spinti nel pogo per forza, quando in realtà si desidera soltanto restare ai margini del concerto, guardare da lontano ed andarsene senza dare nell’occhio.

Invece Mjerim mi ha tenuto appeso al ricordo di Malefic proponendosi con alcuni dei suoi stilemi in un parallelo interiore riuscito, in quanto per scrivere musica emotivamente tanto violenta, buia, strana e liquida in maniera credibile, bisogna per forza dar voce ad una dimensione mentale complicata, che nel Black Metal apre le porte a certi mondi agghiaccianti soltanto se si usano intimità e partecipazione, le uniche vie per rendere reali parole come tristezza disperazione e follia. Va detto che già dal terzo ascolto, “Despair” dei/del norvegesi/e Mjerim inizia a diventare meno intrigante rispetto ai primi momenti, motivo per il quale mi trovo a parlarne con toni più cauti rispetto alle impressioni eccessivamente entusiaste degli inizi, e che si tratti di un solo project oppure no (questo non l’ho capito), resta un fatto: tra richiami americani che non spiaceranno anche ai fan dei Leviathan di Wrest, scelte musicali inaspettate, mini toccatine più classiche, idee simil post misurate e tanta paura nel cuore, “Despair” lascia un sengo e non solo in virtù di una durata importante, ma perchè a tratti ti travolge col dolore di una dimensione onirica disturbata da visioni truci come le facce graffiate in copertina.
Il problema semmai è sapere che questo full esiste, da qui il motivo del mio spendere due parole – opinabili come sempre – sul vero underground che esso rappresenta, sempre che dietro a Mjerim non si nasconda qualcuno di noto il cui “Despair” può risultare verboso, in parte già sentito, raffinabile, ma per lunghi tratti molto credibile.
Independent/ anno 2021 / tracce 09 / durata 75:18
Despair: I / The Bells of Sorrow Echo Inside Me / Ballad of Mjerim / Despair: II / Tales of Torment / The Waves of Anguish Smother My Soul / Despair: III / Apology / Abolition of Absolution.



