ARMAGEDDA “Svindeldjup ättestup”


Fuor di metafora, con “Svindeldjup ättestup” era proprio iniziata da schifo. Di solito non ci penso chissà quanto per scrivere un commento – al che potreste giustamente dire “ecco il motivo di tante cacate” – stavolta però l’appuntamento era importante tanto quanto per i Tenebrae in Perpetuum dopo i quali, ogni ritorno é diventato possibile. Per cui eccomi qui. A distanza di eoni da “Ond Spiritism” ormai tra mito e realtà a riparlare degli Armagedda che avrei preferito sfumati nei ricordi più che redivivi, praticamente obbligato per dovere morale ad ascoltarli ma senza grosse aspettative, apprezzando la citazione del precedente capolavoro quale quadro alla parete di questa stanza piena di povertà, degrado e sofferenza, godendo delle vocals di enorme valore espressivo, facendomi alcune domande e dandomi delle risposte da solo.

Siccome è evidente ciò che accade nel disco, cioè la presenza sullo sfondo di band come Stilla/Lik/Lönndom negli Armagedda, mi sono subito chiesto se questo fosse accettabile per me oppure no e la risposta iniziale fu lapidariamente negativa. Ma soprattutto quel tarlo fisso: nel mio ordine di grandezza fatto di vero amore musicale verso l’irriverenza di “Only True Believers” ed il buio ancestrale di “Ond Spiritism“, sono i Lik di turno ad avere influenze Armagedda, non il contrario. Come possono Patterson è Graav ritornare passando per i Lönndom? O Stilla?

Intanto però, ascolto, ascolto, ascolto… e mi ricordo di quando aprii la recensione del ritorno dei Tenebrae in Perpetuum dicendo che la cosa più importante e rassicurante era stata capire quanto “Anorexia Obscura” non fosse una boiata. Quello fu il gancio iniziale per farmi proseguire nel capire, approfondendo. Qui c’è? Qual’è? “Svindeldjup ättestup” pare fiacco, mi fa provare nostalgia, ciò nonostate sono all’ennesimo giro di boa consecutivo ed un motivo c’è, lo sento soprattutto nel mio indugiare di gusto sulla trama ripetuta di “Djupens djup“, malgrado a tratti tutto paia una citazione slavata di “Ond Spiritism” come si buttasse in lavatrice una t-shirt degli Armagedda cinquecento volte facendola diventare da nera a grigiastra. Eppure continuo a premere play… perchè “Svindeldjup ättestup” è chiaramente composto con attenzione, volontà, cura ed è mirato verso un certo obbiettivo che alla band pare quello giusto. E’ palese la qualità eccezionale delle vocals, il riffing freddo man mano sempre più interessante con quella chitarra molto ispirata, intensa, scarna, sempre al lavoro, energica, ripetitiva, ipnotica, tetra, che alla lunga fa da grimaldello per la comprensione del disco insieme al basso plumbeo.

Non so dire se questo mio cambio d’opinione sia arrivato dalla voglia di raddrizzare a tutti i costi una pianta storta perché una volta era sana e rigogliosa, o se sia l’autoconvincimento d’aver capito qualcosa a farmi manipolare la realtà. Fatto sta che “Svindeldjup ättestup” inizia a piacermi veramente tanto, ma col tempo, mentre noto certi vocalizzi inquietanti di supporto e capisco quanto sia sbagliato vendere la pelle dell’orso prima di averlo preso. Da qui in poi compaiono tutte le sfaccettature di un disco diverso dagli altri tre, cosa molto Armagedda vista la loro produzioni variegata, dove alcune cessioni ed ammorbidimenti di oggi si accompagnano ad accellerazioni e sensazioni che hanno dell’ancestrale in maniera inequivocabilmente Black Metal, ma in un modo aggiornato, contaminato. Se poi vogliamo dire che “Svindeldjup ättestup” é un lavoro alleggerito rispetto al passato facciamolo, magari pure pulitino nella produzione solo in parte underground, ma ha un qualcosa di arcaico, trasmette tanto con una forza vocale pazzesca mista ad odori subdoli e un senso di inquietudine come nel bellissimo riff che apre “Ond Spiritism“.

Per cui non fate come me la cazzata di ascoltare la vecchia discografia prima di partire con “Svindeldjup ättestup“, perché potrebbe sporcare la vostra visuale e farvi perdere la fredda tensione generata da “Guds kadaver (en falsk Messias)“, oppure non permettervi di annegare nell’insistente varietà di “Flod av smuts“, fatta di una complessa semplicità musicale di cui é intrisa anche la melassa mentale generata dal continuo girare e rigirare della finale “Flod av smuts / Evigheten i en obrytbar cirkel“.

Le porte della polvere dell’inferno sono aperte.
Il mondo è inondato da un fiume di sporcizia erotica e sensualità.

Classificazione: 4.5 su 5.

Nordvis Produktion / anno 2020 / tracce 7 / durata 48:51
Det sjuttonde året / Ond spiritism / Likvaka / Djupens djup / Guds kadaver (en falsk Messias) / Flod av smuts / Evigheten i en obrytbar cirkel.