SINMARA “Hvisl Stjarnanna”


Inizierò i mie deliri pseudo giornalistici riguardanti i Sinmara autocitanomi al tempo del commento degli Andavald:

[…] gusti o meno, l’aspetto migliore di qualsiasi band uscita dall’Islanda che mi sia capitata di sentire è la personalità. Suonino religioso, epico, atmosferico, classico, estroso, praticamente tutti hanno un tocco diverso, sembrano portali verso altro, le cui radici sono note nel concetto ma hanno estremità opacizzate a togliere dei riferimenti […]

Da questa considerazione non si distolgono del tutto i cinque di Reykjavík, già attivi come Chao fino al 2013 – il cui “Spiritus Sankti” vale un pò di ricerca – nonchè esordienti nel 2014 con il valido “Aphotic Womb“. Però, c’è un però, anzi, un quasi: i Sinmara riescono quasi a catturarmi, vuoi perchè mi aspettavo cose troppo enormi da loro pensando che tutti si chiamino Svartidauði, vuoi perchè il partire da quelle che una volta erano basi religiose per fare un Black Metal impegnato sta iniziando a sapere di déjà vu e non certo per colpa dei ns., ma dei trend. Senza dubbio i Sinmara hanno la stoffa per cimentarsi nel Black ortodosso modernizzato, ma come fu per il precedente, anche stavolta mi lasciano con un sapore di band quasi grandiosa, in un disco quasi enorme che crea atmosfere quasi indimenticabili malgrado l’asticella si sia alzata di molto dal 2014.

Rispetto al passato perdono il riffing schizoide e violento dell’esordio che scavava in profondità come una serpe malvagia, risultando soprattutto mentali ed atmosferici entro una formula che trova potere nell’impilare uno sopra l’altro livelli in continua mutazione di melodia, aggressività, ritmiche, dalle vocals roche e batteria di peso. “Hvisl Stjarnanna” può vantare alcune aperture a visuali Black Metal interessanti e che non passano di certo inosservate in “Mephitic Haze“, dall’inaspettato finale ammaliatore, o raggiungono la loro vetta più alta con “Crimson Stars“, probabilmente la mia preferita. Nulla da eccepire di fronte a “The Arteries of Withered Earth” ed il suo forte impatto enfatico conclusivo, così come è giusto fermarsi un attimo ad osservare con la dovuta attenzione la particolarità tutto tondo di “Úr kaleik martraða“. Eppure inizio a stancarmi dell’asse voce/batteria di questi dischi ricercati dall’aria imponente che nascono nei solchi tracciati da Deathspell Omega e/o Watain, di norma prodotti molto bene e suonati con compattezza.

Il loro problema, in questo caso stemperato dalle doti dei Sinmara, mi arriva dritto dritto allo stomaco quando sento puzza di schema, fatto di certi precisi stilemi infarciti di concept altisonanti. Anzi, non é nemmeno questo perché posso accettare il cliché, ma deve accompagnarsi a tanta maestria che se manca fa perdere colpi e si ritorce contro chi lo usa, impoverendolo invece che arricchirlo. Ai Sinmara non si può certo contestare di peccare nell’impegno speso, basta una traccia come “Hvísl stjarnanna” a dirlo, ma rimane in me la sensazione costante di una band mediamente sopra la media entro un genere particolare di suo, non ancora in grado di sperimentare veramente come fatto da certi loro compari con “Revelations of the Red Sword”. Conoscete?

Classificazione: 3.5 su 5.

Ván Records / anno 2019 / tracce 6 / durata 42:18
Apparitions / Mephitic Haze / The Arteries of Withered Earth / Crimson Stars / Úr kaleik martraða / Hvísl stjarnanna.