SEIÐR “Intethedens Afsky”


Stampare un album di questo tipo in vinile sottolinea sicuramente l’aspetto più underground del Black Metal, del quale la Nattetale Records si mostra saggia custode entro le sue edizioni musicali in formati d’altri tempi. Se poi si volesse essere precisi, alla musica del solo project Seiðr non servirebbe nemmeno mostrarsi in chissà che forma per risultare autentica. Lo dico con grande soddisfazione, in quanto è mia fissa decennale il trovare band danesi che io possa consigliare ad altri con il gusto di chi pensa d’aver scoperto l’America, avendo una passione significativa – e parecchio concettuale visti i risultati altalenanti – per il modo di scrivere Black Metal in quel paese.


Eppure si vive anche di film, tutti parte del modo personale nel quale ognuno vive questa musica, scrigno di mondi arcaici legati ad usi e costumi provenienti da terre lontane, idealizzate, semi fantastiche, collegamento con la nostra essenza primitiva, primordiale come il raw black di Seiðr, atmosferico, rumoroso, distorto ma con stile. Non uno di quei dischi sicuramente zeppi d’ardore musicale ma cacofonici e fracassoni che per alcuni, in quanto raw, vincerebbero a prescindere ogni sfida anche se sotto lo strato di frastuono spesso nascondono… nulla.

Intethedens Afsky” ha l’intensità sincera del nord imbevuto con le essenze estratte da arbusti, legno, pioggia e terra umida, ma parla di spade, fortezze, tenebre, coltelli, eternità, braci accese e stelle, cioè uno spaccato di classicissimo Black Metal scandinavo con il gusto del ’95, vagamente mortifero ma non spettrale, a tratti più poderoso, ispirato in alcuni particolari momenti dalla melodia nascosta sotto lo strato sovrastante, mediamente veloce, dal drumming semplice e uno scream molto distorto, migliorabile, ma che insieme ai riff più evocativi pare alzare verso il cielo le braccia di uno sciamano nordico alla ricerca del fjölkungi, “il più grande potere”, mentre il vento gli sverza il volto. Scenari e sensazioni già visti, ma che nell’essenialità di una copertina evocatrice un passato fiero e ricco di tradizione, rinascono per l’ennesima volta con dignità e fervore all’ombra di una fortezza da raggiungere a cavallo dopo un lungo viaggio alla scoperta di terre inesplorate innevate.

Nemmeno la lunghezza da sforbicciare della conclusiva “Glødernes sidste varme i stjernernes kolde foragt“, la quale tende a diventare rindondante più che magnetica, oppure l’andamento alquanto regolare del disco al quale sarebbero serviti alcuni slanci eclatanti per renderlo indiscutibilmente imperdibile, inficiano la succulenta possibilità di rivivere certi concetti Black Metal che rieccheggia nel mio cuore ancora dai tempi che furono, per questo passo sopra a qualsiasi fatto, perchè in “Intethedens Afsky” si parla di musica, ricordi e sentimento. Ciòè del tutto.

Classificazione: 4 su 5.

Nattetale Records / anno 2019 / tracce 10 / durata 41:06
Mørkets sværd / Elendighedens fæstning / Straffen er dit sidste lyse minde / Den våde muld begraver dit grædende sind / Ilden / Vakler væk fra lyset / Knivens blanke skær / Evighedens træl / Kom aldrig tilbage / Glødernes sidste varme i stjernernes kolde foragt.