KORGONTHURUS “Kuolleestasyntynyt”


E’ automatico. Il nome Korgonthurus mi catapulta a “Marras“, cioè quel loro album dai ritmi rallentati tendenzialmente depressivo uscito nel 2009, non ai Marras di “Where Light Comes to Die, sempre finlandesi. Ma soprattutto, mentre rileggo come si pronuncia correttamente il nome della band, inizio a rincorrere nella memoria “quell’altra band”,sempre finlandese“, “uscita con un album di Black Metal non così distante dai Korgonthurus esordienti“. “Quelli con la copertina con la nebulosa che comprai insieme a “Marras” “. Mi alzo, guardo lo scaffale, scorro i titoli, non trovo nulla, mi lancio con le idee confuse su google, parto per ricerce improbabili. Poi il lampo casuale: Foudre Noire!


Quindi voglio forse parlavi degli autori “The Dark Gods” scioltisi da tempo? Un pò. Andateveli a cercare, potrebbe valerne la pena in quanto io ne conservo un buon ricordo. Oppure intendo rinverdire il ricordo dell’esordio di questo side project di Corvus? Sì, anche, perché lo considero un disco da scoprire, particolare e con un senso del dramma diverso. In realtà, il vero motivo è l’omaggiare, citandone una parte, l’enorme treno finlandese del Black Metal fatto di tanti nomi che vanno dal significativo, all’evitabile. Una fauna strana, variegata, inaspettata, così come non sempre esaltante o da riascoltare. Tempo fa bazzicavo un blog dedicato alla scena finnica e mi domandavo come potessero esserci così tante band attive di tutti i tipi, solo in ambito Black.

Tornando però al motivo del contendere, il collegamento diretto dei Korgonthurus con gli Horna non li rende di certo da sottobosco puro, ma la loro carriera ed il sound ruvidotto finisce per collocarli con onestà nel filone underground scandinavo con le forti tendenze thrash di certi brani, la ricerca delle melodia di altri e suoni slabbrati ma meno eccessivi rispetto al precedente “Vuohen siunaus“. Idee diverse dal passato, songwriting ed atmosfera maturati. Malgrado tutto, “Kuolleestasyntynyt” non mi prende, lo trovo poco interessante, risveglia il mio ardore durante “Kuolleestasyntynyt” e “Syyttäjäenkeli” ma sento che con lui mi perdo, salto le tracce, non passa di certo inosservato in “Riivattu“, ma il risultato non cambia. Per me, la Finlandia Black Metal rimane anche in questo caso in bilico tra amore e odio.

Di solito detesto l’espressione “son gusti“, che trovo un’ottimo escamotage per sviare il discorso quando ci si vuole smarcare dall’esprimere un proprio parere – sempre che se ne abbia uno – , però di fronte a questi Korgonthurus temo di dovermi arrendere all’evidenza: “Kuolleestasyntynyt” potrà non piacermi ma gli va riconosciuta l’evoluzione verso uno stile focalizzato e rivolto a lidi Black Metal più variegati che non devono essere sminuiti per una mera questione di sensazioni personali. Forse sarà la voce di Corvus quale rimando troppo, ma troppo diretto ai migliori Horna dell’era moderna, vuoi certe tendenze finladesi nel suonare Black Metal. Non ci ho nemmeno pensato davvero. Vado di pancia e sicuramente non scelgo questo quartetto per il tergiversare delle trame di “Tuhontuoja” o “Yön lapsi“, ma di certa c’è solo la morte e per alcuni nemmeno quella, per cui se non sono opinabili le mie impressioni, che cosa lo è? Per questo vi dico di ascoltare comunque “Kuolleestasyntynyt“. “Son gusti“.

Classificazione: 2.5 su 5.

Woodcut Records / anno 2020 / tracce 6 / durata 38:18
Kuolleestasyntynyt / Tuhontuoja / Syyttäjäenkeli / Riivattu / Yön lapsi / Nox.