ANDAVALD “Undir skyggðarhaldi”


Se non è passato un anno da quando ho segnato sul mio personalissimo cartellino il nome degli islandesi Andavald, poco ci manca. Il disco ha praticamente dodici mesi ed io vi approdo oggi dopo tantissime – spesso anche insulse – deviazioni a favore di altri dischi un pò evitabili, quasi volessi per forza tergiversare su “Undir skyggðarhaldi” disponibile da tempo in formato bandcamp ma anche vinilico, cassetta e soltanto nel Marzo 2020 pubblicato sul fruibilissimo CD per Iron Bonehead Productions, arricchito di un paio da brani rispetto alla versione originaria.

Però, se a uno piace cazzeggiare invece di andare al sodo queste son cose che gli capitano, dandosi più tardi dello stupido al cospetto della sofferta narrazione di questi Andavald, il cui disco fa proprio calare le braccia, abbassare il capo e curvare le spalle per un senso di peso e dispiacere distanti però dalle facilonerie espressive del depressive. “Undir skyggðarhaldi” ha altro, ti prende, soffre ma non piagnucola, si dispera negli urli di “Hugklofnun” senza sbracare mai nell’enfasi e a me ricorda la vena negativa degli Arizmenda ma senza la loro furia vorace e un qualcosa degli Shape of Despair per le vocals estreme che indugiano sulle parole dando espressività ad un scream/growl come quello dei primi tre pezzi. Vocalmente “Undir skyggðarhaldi” spicca, ma solo se lo si osserva bene, sennò potrebbe, un pò come tutto il disco, non rivelare proprio tutte le sue bellezze che sono parecchie: dissonanze sfumate, moltissima atmofera, senso ipnotico dei pezzi, più strati di melodia, ritmi cadenzati, il peso del giro deprimente di “Undir skyggðarhaldi” che sembra uscito dai primissimi Shining. Il lavoro sulle note basse.

E se questo disco fosse stato prodotto ancora meglio? Immaginiamolo sempre freddo nelle chitarre come ora, ma ancora più distinto negli elementi e con un basso molto più forte sotto. Ecco, questo potrebbe essere un lavoro che starebbe bene quasi iperprodotto, seppur considerando che stiamo parlando sempre di underground. Sia come sia, “Undir skyggðarhaldi” ha qualcosa di intenso da dire e mostra da un’angolatura sua un mondo che a chi ha orecchie per certe sensazioni suonerà diverso da tanti altri dischi per la sua vena non so come dire, runica, particolarmente evidente in “Forspil” e “Eftirspil“. Ma soprattutto, gusti o meno, l’aspetto migliore di qualsiasi band uscita dall’Islanda che mi sia capitata di sentire è la personalità. Suonino religioso, epico, atmosferico, classico, estroso, praticamente tutti hanno un tocco diverso, sembrano portali verso altro, le cui radici sono note nel concetto ma hanno estremità opacizzate a togliere dei riferimenti. Come accade nella musica degli Andavald.

La domanda ora è: quanto durerà tutta questa grazia?

Classificazione: 4 su 5.

Iron Bonehead Productions / anno 2020 / tracce 5 / durata 36:27
Forspil / Afvegaleiðsla / Hugklofnun / Undir skyggðarhaldi / Eftirspil.