DAUDEN “Dødsblikket”


Comprare Dauden é come acquistare Beko. Non sarà Miele ma é pur sempre roba di qualità. La metafora eletrodomestica è un po’ stupida lo so, ma mi aiuta nel spiegare che puoi essere bravo come i nomi di marca senza far pagare il logo. La one man band norvegese Dauden arriva con “Dødsblikket” al suo secondo lavoro, rappresentato dagli scopi artistici di una copertina alquanto particolare, millemila volte più interessante di certe porcherie modernose fatte al computer e triggerate quanto certe batterie, portabandiera di un classicissimo norse style che potrebbe piacere ai fan di band meno blasonate delle solite ultracitate, ma pur sempre con una loro storia: Beastcraft e Ragnarok (periodo iniziale). Se poi vogliamo trovarci, come capita a me, dei ricordi dei Taake facciamolo, non credo sarà delittuoso.

Invece, sarebbe stato uno spreco se ad un suond norvegese fossero stati accostati riffacci da quattro soldi, che fortunatamente Malignant pare non sapere cosa siano infatti il suo “Dødsblikket” suona proprio bene, soprattutto quando corre, debitore di certi usi e costumi portati però con disinvoltura, vigore e parecchia qualità che latita soltanto in “Flukt” e nella seguente “Nattens kryp“. Probabilmente, l’essere nato come cover band fa sí che Dauden mostri una certa perizia e conoscenza che permette di estrarre quantomeno cinque biglietti vincenti sugli otto totali, per la maggior parte raggruppati nella prima metà del disco, senza mai strafare, lavorando su velocità sostenute e sensazioni nevose, ognuna messa al proprio posto nel momento giusto, in una correttezza stilistica apprezzabile che da al disco misura, facendolo uscire rispetto ad altri per la sua qualità generale medio alta di evidente estrazione anni ’90.

Anche volendo, non credo troverete in “Dødsblikket” il pezzo bomba che ti fa pensare con soddifazione “però, ‘sticazzi che roba“, ma tanta tradizione e forza espressiva sì, oltre a molto ordine compositivo ed esecutivo che non spegne la violenza ma la incanala senza chaos, il tutto sotto un timone tenuto con mano salda ed acume musicale, che poi è l’elemento fondamentale per scrivere una brano eccellente come “På en trone langt inni skogen“. È vero, qualche volta le imperfezioni o una scelta forte fuori dal coro rendono le cose più interessanti, ma bisogna dare a Malignant quel che é di Malignant e dire che “Dødsblikket” è un gran bel lavoro, cantato bene e degnissimo di attenzione, nel solco di una solidissima espressione geografica di genere.

Classificazione: 3.5 su 5.

Dominance of Darkness Records / anno 2019 / tracce 8 / durata 45:15
Dødsblikket / La meg falle / På en trone langt inni skogen / Knust / Flukt / Nattens kryp / Heksejakt / I skyggen av ensomhet.