BERGRAVEN “Det framlidna minnet”


Sapendo l’andazzo preso dagli svedesi, prima di iniziare a scrivere ho chiesto in redazione chi volesse occuparsi dei Bergraven, ma essendo la redazione composta da… me, ho dovuto alzare la mano ed accettare che la mia dissenata passione per la band da varie località della Svezia ricevesse dal qui presente “Det framlidna minnet” una sonora mazzata tra capo e collo. Nel tempo li ho sicuramente cristallizati dimenticando il tiepido piacere nell’ascoltare “Fördärv” ed i dubbi latenti sul precedente “Till makabert väsen“, preso dalla foga per i ricordi del (per me) incredibile, irripetibile, a suo modo iconico, “Dödsvisioner“. Ora si è ufficialmente scollinato ed io musica a tratti così sperimentale non la riesco a seguire, tanto quanto metà della discografia degli Stilla con i quali questi Bergraven si sono scambiati il testimone nel tempo.

Facendo un ipotetico tutt’uno tra Stilla e Bergraven i cui destini si intrecciano, fingendo quindi se ne possa ricavare una band unica, il risultato, secondo il mio modesto parere e gusto, è che le parti migliori siano quelle alla Bergraven e le peggiori alla Stilla. Non sarà il massimo come paragone, tra l’altro più duro di quel che in realtà vuol essere tanto che se andate a rileggervi il mio pensiero in merito a “Synviljor“, capirete quanto io mi stia solo aiutando con una semplificazione estrema per rendere nella maiera più genuina possibile il mio disappunto verso buona parte di “Det framlidna minnet“, nel quale annegano controtempi, parti jazzate, atmosfere strane (sempre belle, quello sì), arpeggi di chitarra, sax, pianoforte… violino? Quindi non è di certo un problema la varietà (a pacchi), né tantomeno di capacità compositiva (indiscutibile), apertura mentale (parecchia), ricerca (sugli scudi), ma di feeling che io proprio non riesco a sentire continuativamente in questi Bergraven ed altri nomi smaccatamente avantgarde di ieri, oggi o domani i quali spaccano molte trame eventualmente a me congeniali con qualche schizzo artistoide indubbiamente di pregio in senso creativo, ma a me di disturbo.

Det framlidna minnet” è onirico, liquido, sfumato, immagino anche molto bello da comporre e suonare se sei un musicista estroso visto quanto campo libero avrà dato scriverlo, però, se a distanza di dieci anni il precedente “Till makabert väsen” mi rimane sullo sfondo, immagino già il semi oblio personale a cui sarà destinato questo disco. Diciamo che essendo i Bergraven una band intelligente, sempre si salveranno per il loro suonare distante dall’esercizio stilistico autocelebrativo di alcuni e quel taglio strambo da semi incubo che durante alcuni momenti di “Den dödes stigar” mi ha ricordato il corridoio surreale del loro secondo full, ai quali però alternano scelte compositive a me poco congeniali.

Poi è chiaro, chiunque con un minimo di apertura mentale dirà quanto è bello il tiro e le sfumature del riff principale di “Den följsamma plågan” abbondantemente interrotta come detto poco sopra, oppure qualsiasi metallaro dotato di orecchie non potrà che applaudire il giro simil spaziale di “Den dödes stigar” quale tocco da maestro e testata d’angolo di un brano particolarmente intenso che fa capire quanto i Bergraven abbiano stoffa, che credo nessuno metta in discussione al pari di un pezzo come “Minnets melankoli“, con il soffio geniale del flauto ed il classico riff pompato alla Bergraven che io adoro. Il problema sono i tanti accostamenti musicali per me molto più estremi della musica estrema stessa, i quali generano grossisimi problemi di convivenza tra me, “Leendet av hans verk“, “Till priset av vårt liv” e tanti momenti sparsi in “Allt” o”Den följsamma plågan” tra rullate, voci pulite per me troppo difficili da accettare, appoggi vocali femminili, sax, controtempi, sbuffi insoliti di notte. Tutte scelte di campo che, o piacciono, o no. Il ni non esiste.

Ancora oggi, dopo molta acqua sotto i ponti della sperimentazione Black Metal, credo ci sia una certa riverenza verso chi é progressivo, avantgarde ecc… come se gli arzigogoli musicali non siano mai discutibili per cui se non ti piacciono sei ottuso oppure non capisci. Siccome posso soltanto essere oggettivo con me stesso, cioè soggettivamente oggettivo, alzo le mani e dico che questo disco aiuta soltanto ad allontanare da me gli eccentrici Bergraven a cui sono stra affezionato, palesemente in virata verso territori a loro consoni ma per me alieni da sempre e sempre.

Classificazione: 2.5 su 5.

Nordvis Produktion / anno 2019 / tracce 8 / durata 54:18
Minnesgåva / Allt / Den följsamma plågan / Minnets melankoli / Leendet av hans verk / Den dödes stigar / Till priset av vårt liv / Eftermäle.