GAAHLS WYRD “GastiR – Ghosts Invited”


No ma, fermiamoci un attimo. Quanto figo è “GastiR – Ghosts Invited“? Anzi, figo non è gionalistico quindi è meglio io usi altre parole al pari di Gaahl, il quale scrive insieme ai suoi ispirati compari un album nella lingua del Black Metal arricchita da altro profondamento vivo, soprattutto vocalmente ma non solo, vuoi anche per la presenza di musicisti da Wardruna, dei quali Ghaal fu confodantore e Gravdal, il cui “Kadaverin” del 2017 di certo non può dirsi scontato. Non domandatemi nulla di “Sadist” o “Torturemantra” perchè non li conosco.

Si può prendere “GastiR – Ghosts Invited” dal capo o dalla coda senza che questo cambi le sue atmosfere folk, nordiche, thrash, heavy, rock, Black ed altro ancora. A me le contaminazioni di solito urtano i nervi ancora dagli anni ottanta nei quali imperversava il dannato crossover che al tempo non era il palleggio alla Allen Iverson o un segmento automobilistico bensì un genere musicale. Eppure, se “Within the Voice of Existence” sembra uno di quei pezzi liquidi alla Bergraven, quindi adatto ad un contesto estremo, di fronte alla coppia oggettivamente alternativa Ghosts Invited” / “Carving the Voices” finisco come un drogato in cerca della sua dose, mai sazio e bisognoso di ascoltarle da sole, all’inizio o alla fine dell’album, oltre che insieme alle altre tracce. Roba da matti!

Sottolineo il concetto per un semplice motivo: di solito a portarmi via è altro di più canonico nel Black Metal, mentre stavolta si tratta di un’emozione forte per la bellezza stordente del riff di “Carving the Voices” che pare la versione velocizzata al triplo e meno offuscata di un giro alla Shape of Despair e l’espressività delle linee vocali pulite in “Ghosts Invited“, solenni, serie, sorelle del riffone norse che nel momento in cui Gaahl recita “By the welt, by the roots and the trees / Giant’s head speaks through me” mi costringono a stoppare per dire: ma stiamo scherzando?!?!? “GastiR – Ghosts Invited” è grazia compositiva norse/estrema con un vago rimando ai Trelldom moderni dei quali i Gaahls Wyrd possono benissimo prendere il posto con una “The Speech and the Self” intimamente collegata alla natura in maniera ariosa, antica ma moderna, o sulle note dell’abbraccio fumoso di “Ek Erilar” tra aperture e chiusure d’atsmofera.

Adoro i Trelldom del 1995 il cui “Til Evighet…” per me racchiude musica irripetibile, però “Erotic Funeral” dei Gaahlskagg l’ho sempre mal digerito, quindi so di poter essere obbiettivo con i progetti di Gaahl a me noti. Detto questo, mi ritrovo trainato a forza da un fervore esaltato per ogni singola nota, cambio di tempo o clima di questo grandissimo album senza particolari limiti o schemi, dalle linee vocali eccezionali, tra fantasmi nordici, testi evocativi e tanta capacità musicale dei suoi autori.

Unica nota che mi sento di fare è sull’eccessivo pestare di “Through and Past and Past“, ma a dirsela qua, di cosa stiamo parlando? Wow…

Classificazione: 5 su 5.

Indie Recordings / anno 2019 / tracce 8 / durata 42:16
Ek Erilar / From the Spear / Ghosts Invited / Carving the Voices / Veiztu Hve / The Speech and the Self / Through and Past and Past / Within the Voice of Existence.