ALCEST “Spiritual Instinct”


So di essere uno che parla e straparla di purezza, essenza, tradizione, nord, avi e blablabla, ma poi scivola pateticamente sulla buccia di banana lasciata da Neige e Winterhalter. E’ che gli Alcest mi sono sempre piaciuti tantissimo, da quel giorno in cui scoprii l’innovativo “Souvenirs d’un autre monde“, passando per la sensibilità di “Écailles de lune” fino al rock emotivo di “Shelter“. Adoro pure il tocco che ha saputo dare Neige a Peste Noire, Lantlôs, Mortifera, Glaciation e Celestia.

Leggere la band sotto Nuclear Blast non mi stupisce, però la mancanza delle due parole Prophecy Productions un pò di nostaglia me la da per il rapporto che ho sempre avuto con l’immaginario fantastico ed etereo degli Alcest legato a note, colori e all’etichetta discografica, che rendeva il mio vivere la musica del francese tanto appassionato da far scomparire per giorni qualsiasi altro disco avessi in casa fino ad arrivare al punto di rottura, che ci traformava di colpo in due estranei e motivo per il quale fatico a ritornare sulla loro discografia ormai spremuta in ogni goccia di essenza. Forse ascoltare “Kodama“, da me volutamente saltato, mi avrebbe permesso di percepire meno un certo stacco col passato che oggi li porta a me su note genericamente estreme con richiami anche ai Paradise Lost ed il ritornello noiosetto di “Sapphire“, ma è un dato di fatto che provare il trasporto debordante di anni fa grazie a “Spiritual Instinct” mi é difficile e non perchè sono invecchiato, ma per il fatto che in esso manca il guizzo artistico dalla bellezza ossessionante come un tempo furono “Écailles de Lune – part 1” o “Délivrance“, capaci nel bene e nel male di trainare ma anche oscurate il resto della track list. Di contro, percepirlo così omogeneo risulta pure un punto di forza che rende il tutto meno d’impatto ma alquanto ben calibrato.

Sicuramente gli Alcest si appoggiano ad un sound di alto livello stile metallo pesante nei momenti più solidi ed hanno lasciato scivolare a terra altri brandelli di quella loro ipotetica vena Black Metal, eccenzion fatta per certe accelerazioni e lo scream di Neige, mantenendo fortunatamente il gusto unico per le linee vocali che danno un senso di leggerezza e magia alle melodie. Perchè in fondo la ricetta é quella, meno di nicchia e più corposa, ma piena di grazia e cura dal punto di vista estetico, comunicativa a prescindere, ma con in più l’attacco elettronico di “L’île des morts” e la completezza espresiva della title track incentrata su una prova vocale di sicuro trasporto, se piace il genere di sensazioni evocate.

Spiritual Instinct” si avvale ai suoni dell’esperto Mika Jussila, da anni compagno di moltissime band finlandesi come Childern of Bodom, Stratovarious, To/Die/For, Sentenced o Shape of Despair, la cui mano diversa si sente lungo tutto il disco ed è motivo ulteriore di stacco dal passato, ma anche se questi Alcest risultano ancora sul pezzo ciò non esclude che alla prossima uscita io li attenda al varco per capire se farli entrare, oppure lasciarli fuori di casa come faccio da anni con Katatonia, Paradise Lost e Anathema.

Classificazione: 4 su 5.

Nuclear Blast / anno 2020 / tracce 6 / durata 41:02
Les jardins de minuit / Protection / Sapphire / L’île des morts / Le miroir / Spiritual Instinct.