TRANCELIKE VOID “Destroying Something Beautiful”


Immaginarsi affaticati dai pesi interiori, abbandonati e svuotati a tal punto da sperare quasi che i propri contorni fisici possano svaporare fino a raggiungere la trasparenza delle immagini radiografiche che costituiscono il tema grafico di “Destryoing Something Beautiful”. Ecco che mentre la sagoma di chi ascolta perde idealmente consistenza, prende gradualmente forma la musica del duo belga con i suoi intermezzi strumentali soffusi e del Black Metal depressivo stilisticamente accostabile a nomi quali Trist (Rep. Ceca) o gli svedesi Hypothermia.

Nel suo sviluppo controllato, “Destroying Something Beautiful” illumina quegli angoli bui che celano vecchi ricordi sfuocati con un riffing cadenzato costante nel ritmo, stimolando malinconicamente memorie e nostalgie perse negli anni. Vocals fortemente distorte quale manifestazione umana sofferta di una ricetta musicale complessivamente semplice e sostanzialmente efficace. La musica di S. e C. Peeters non suona cruda, scheletrica e autolesionista tanto quanto quella dei nomi citati in precedenza, si sviluppa volutamente ripetitiva nella parte metallica ma è più facile da avvicinare perché scevra delle lungaggini estreme tipiche del genere. Una tela opaca dai capi sfumati, leggera nel peso ma carica nella sostanza e tessuta principalmente dal quartetto di brani cantati. “Destroying Something Beautiful” potrebbe essere un buon canale attraverso il quale provare a stemperare, se non esorcizzare davvero, più di qualche pensiero negativo lasciandosi sorprendere da quel piccolo colpetto d’ingegno emotivo che chiude “Part III”, prima di cedere completamente le armi ai rintocchi di chitarra e al denso grigiore della conclusiva “Epilogue: Escape”.

I Trancelike Void non avranno scritto una pagina indelebile del black metal per carità, ma un capitolo più che apprezzabile per i cultori del depressive, sì. Dopo averlo ascoltato allo sfinimento, ora mi sono sufficienti preludio ed epilogo per risvegliare in me l’intero album senza ascoltarlo, magia tipica di quando mi fisso con un singolo disco al quale ho evitato accuratamente di dare un seguito dopo aver visto le mani giunte sulla copertina bianca del seguente “Silhouettes of Misery“, che richiava di rovinare l’idilio.

Classificazione: 4 su 5.

De Tenebrarum Principio / anno 2008 / tracce 7 / durata 41:21
Prelude: Descent / Part I: Everything Fails / Interlude I: Daydream / Part II: Fragile Consciousness / Interlude II: Nightmare / Part III: Total Desolation / Epilogue: Escape
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