YGG “The Last Scald”


Gli Ygg (ucraini) nell’onomino “Ygg“, До Скону (ucraini) in “Чрево первобытной тьмы” , Djur (russi) con “В потоках хаоса кровей” e Pagan (bielorussi) di “The Last Circle of the Abyss… to the Coming“, rappresentano i reperti più significativi di un mio pellegrinaggio musicale percorso alcuni anni fa alla scoperta dell’ex unione sovietica per andare oltre i soliti Old Wainds, Drudkh, Forest o Nokturnal Mortum giusto per dirne alcuni.

Dei quattro citati, l’episodio Ygg risulta ancora oggi il meno riuscito ma trova un ipotetico riscatto, semmai ve ne fosse bisogno, nelle note molto attuali e vagamente post di “The Last Scald” con quel suo svincolarsi dal Black Metal tipicamente rigido di un tempo e nel permettersi di sconfinare in un approccio emozionale che allarga lo spazio dedicato ai momenti ancestrali scanditi da scacciapensieri, chitarra acustica, flauto tradizionale e hang, cioè l’aspetto da sempre più caratterizzante della loro musica ulteriormente arricchito in termini di importanza compositiva.

Ascoltare “The Last Scald” é pure un piacere per le orecchie tanto suona bene in virtù d’una produzione molto curata, con un basso presentissimo e fondante aiutato da una prova vocale di alto livello espressivo, sofferta, che non fa il verso a nessuno in un contesto musicale malinconico, pulsante come la terra nei momenti atmosferici e freddo al pari di un vento nevoso quando le chitarre corrono. Mi viene naturale insistere sul ruolo del basso perchè durante tutto l’album sostiene e cura lo spazio nel quale scivolano chitarre piene e vocals comunicative tracciando il destino delle parti elettriche e reggendo alcune atmosfere grevi che non definisco depressive solo perché la vena primordialmente ucraina è talmente vibrante da non permetterlo ed il modo di esprimere la tristezza di questi Ygg é proprio quello tipico di chi viene da laggiù. “The Last Scald” è fiero e poderoso nella notevolissima “Мёртвые топи“, semi ipnotico nella seconda parte di “Последний cкальд” ma anche parzialmente ripetitivo durante “В надежде о Вечном“.

Malgrado sia soltanto il secondo full, questo è già un lavoro di rottura con le rigidità degli Ygg 2011 anche per l’ambizione concettuale densa di sentori arcaici che porta con se, però a me piace con riserva a causa di alcuni momenti rindondanti fortunatamente bilanciati da certi picchi espressivi di altissimo livello conmunicativo, che mi fanno pensare soprattutto a quanto avrebbe potuto essere ancora più sentito, profondo, ancestrale, drammatico e ricco di pathos dall’inizio alla fine. Questo disco è l’inizio di quacosa per gli Ygg. Da qui in poi non si tratterà più di suonare un genere per trasmette una gamma di emozioni come nel passato, bensì l’esprimerle utilizzando ogni mezzo comunicativo lecito. Intendo dire che una volta aperto il Vaso di Pandora, il Black Metal diventa uno tra i tanti strumenti d’espressione e non una famiglia entro la quale ci si identifica per farsi ascoltare, perchè quel che si ha da dire va oltre gli schemi come capita nei momento migliori di “The Last Scald“.

Classificazione: 3.5 su 5.

Ashen Dominion / anno 2020 / tracce 4 / durata 52:18
Мёртвые топи
/ Последний cкальд / В надежде о Вечном / Віса пробудження.

Pubblicato su Ygg