SVARTIDAUÐI “Revelations of the Red Sword”


È evidente che parlare di questo disco nel 2020 è troppo tardi, ma una serie di eventi quali i troppi ascolti ricollegabili allo stile religioso e le sensazioni controverse del precedente full (quelle vocals! quelle vocals!), mi hanno sempre tenuto malamente a distanza da questo notevolissimo album.

Partendo da Deathspell Omega e Watain, gli Svartidauði portano il lavoro dei suddetti ad un livello superiore grazie a motivazioni artistiche che li spingono a comporre tenendosi lontani dal facile consolidare i canoni di “Flesh Cathedral” – piaciuto a molti ed indubbiamente solidissimo – molla grazie alla quale Revelations of the Red Sword” è religious ma non lo è, suona tale per l’imponenza complessiva della musica che richiama inevitabilmente quel filone, eppure va oltre, sfiora soltanto la strada dei tecnicismi alla Deathspell Omega unendovi il gusto dei Watain ma risultando più pieno e cupo di quest’ultimi, aprendo a scenari con una loro originalità alternative alla massa intenta a questo genere, partendo comunque da una matrice musicale che ad oggi è la migliore per unire tecnica, atmosfera, potenza, ma che tanto da, quanto toglie. I meno talentuosi infatti, cavalcano il destriero ortodosso moderno scrivendo esercizi di stile riusciti, estremamente concettuali e magari convincenti, ma a pochi riesce un album diverso, che non tiene più lo sguardo ai quattro angoli della terra come “Flesh Cathedral“, bensì lo alza verso la prima alba di una nuova era onorata in “Revelations of the Red Sword” con una stratificazione così ben elaborata tra riff, pattern di batteria compattissimi, ritmiche serrate, aggressività vocale, sensazioni mutevoli e visuali cangianti, da richiedere una sensibilità espressiva ed un’apertura mentale non per molti.

Se c’è una cosa che questi Svartidauði hanno è proprio la visione d’insieme evoluta, che non cita qualcuno solo per giustificare la propria presenza in un filone espressivo, lo reinterpreta cercando nuove sfumature con le quali inondare le orecchie dei propri ascoltatori passando dai colori cupi predominanti, a scorci con una luce diversa nei quali richiamare l’energia del sole, più evidente in “Sol Ascending” e “Aureum Lux“.

Revelations of the Red Sword” propone sette assalti sonori pieni di vigore e movimento musicale, una massa avvolgente dentro la quale spaziano riff caratterizzanti con una potenza che da sola trasmette le intenzioni concettuali della band senza nemmeno leggerne i test. Acoltandolo ho ripensato a Deathspell Omega e Watain del 2002/2003, anni nei quali si palesavano come i precursori di un segmento musicale significativo al pari di pochi nella storia della musica estrema recente, domandandomi: che si rendessero conto di quanto importante sarebbe stata la strada da loro tracciata?

Classificazione: 4.5 su 5.

Ván Records / anno 2018 / tracce 7 / durata 47:32
Sol Ascending / Burning Worlds of Excrement / The Howling Cynocephali / Wolves of a Red Sun / Reveries of Conflagration / Aureum Lux.