SALIGIA “Vesaevus”


Prima di ascoltare “Vesaevus” ho indossato la mia ex tenuta per fondere i preziosi: grembiule, guanti, casco, visiera. Volevo proteggermi dall’eventualità di un’altra cocente delusione, già patita con il precedente “Fønix” del 2015 e che non andava riprovata per nulla al mondo. Dov’erano finiti i miei Saligia di “Sic Transit Gloria Mundi“?

Li ritrovo in parte entro le note interessanti di questo nuovo album composto tra il 2006 e il 2019 la cui dualità sottopelle, stemperata in fase di stesura, deriva da idee prese lungo un lasso di tempo ampio, coperto con un lavoro moderno dai profumi classici, che sa anche correre e pestare con qualche riffozzo norse o cadenzanto, creando un’atmosfera abbastanza personale in sintonia con la copertina, rimando a quella frangia particolare di norvegesi i cui migliori interpreti in fatto di stranezza sono i Dødsengel. Per cui i Saligia riescono prima di tutto a raddrizzare la barra dopo un secondo disco alquanto deludente per chi vi scrive e meritano degli elogi alle vocals sgraziate alla Attila Csihar sempre molto caratterizzanti, alcune ideuzze ispirate come l’organo mortifero di “Ashes” e un songwriting mai noioso con tanto di cessioni melodiche nella titletrack. Certi frangenti fatico a digerirli, come le doppie voci e soprattutto quel trinciare i riff che accomuna molti brani marchiando l’album, ma tutto fa parte di questo “Vesaevus“, un buon lavoro, particolare ma in maniera rassicurante.

I Saligia l’album enorme l’hanno scritto, quello azzardato anche ed oggi ritornano in carreggiata grazie a “Vesaevus“. Non resta che stupirci con il prossimo full! O no?!?!?!!

Classificazione: 3.5 su 5.

Ván Records / anno 2019 / tracce 7 / durata 43:22
Ashes / Malach Ahzari / Poison Wine / The Feather of Ma’at / Draining the Well / A Nuisance / Vesaevus.