DIE KUNST DER FINSTERNIS “Revenant in a Phantom World (Queen of Owls Addendum)”


Il lascito fondamentale da questa terza release del solo project Die Kunst der Finsternis è la mia voglia di restarci dentro malgrado la musica sia finita, cioè il provare piacere per il viaggio mentale nelle sensazioni evocate dal disco anche dopo che è terminato, come se il post ascolto fosse parte del disco stesso. Una sorta di decima traccia ideale, diciamo. Oggi ne parlo così, magari questo amore domani diventerà disinteresse per assuefazione come spesso mi accade, ma al momento ho deciso di fregarmene restando nel presente a godermi i fantasmi, gli spiriti e le creature che sbirciano da dietro gli angoli di pietra umida nel castello di “Revenant in a Phantom World“.

Ascoltarlo è come presenziare, in una stanza avvolta dal nero totale, alla lettura musicata di episodi macabri e vividi evocati con parole spiacevoli quali inquietudine, paura, morte, tubercolosi, grottesco, esumazione e decadenza, mentre il sangue rosso scuro ribolle sotto i colpi poderosi della batteria. La voce in particolare, rauca e corposa, contribuisce molto nel dare personalità alla tracklist con la sua enfasi piacevolmente distante dalla recitazione teatrale, mentre nelle note e parole di “Revenant in a Phantom World” scorre la greve serietà di luoghi oscuri infestati da topi che schizzano tra i piedi di individui incappucciati vagamente illuminati da candelabri, vi si annusa l’odore di legno bagnato ed in esse troneggiano le atmosfere gotiche e pesanti di un ibrido musicale molto doom, con qualche sprazzo Black Metal. Antico, ma con qualcosa di moderno.

Anime vaganti, la potenza espressiva dell’organo usato con maestria, i ritmi cadenzati, il basso distorto. Tutto incute rispetto ma allo stesso scivola via se non lo si segue adeguatamente in quella ambiguità tipica dei vampiri allo stesso tempo spaventosi, intriganti, attraenti, sfuggenti. Unica pecca dell’album trovo sia la presenza, per me non necessaria, di un paio d’episodi poco coerenti con la solennità del contesto che a lungo andare ho iniziato a skippare per non spezzare l’incantesimo generale.

Le mie conoscenza musicali in ambito gotico extra metal sono molto limitate, per cui non escludo che i cultori possano provare certi brividi con altro, magari più rock oriented, prevalentemente ambient o semplicemente fuori dai canoni estremi, però credo che il suonare composto e potente di “Revenant in a Phantom World” lo renda degno di nota, prima di tutto a latitudini black/doom dove una produzione corposa e certe scelte espressive possono avere cittadinanza.

Classificazione: 4 su 5.

Lamech Records / anno 2019 / tracce 9 / durata 50:43
Carnival of the Undead / Grotesque (Eerie Breeze of the Grotesque) / Madame Tuberculosis / Raised from Decay / Chasing Bleached Memories / The End of Time – Miseria / Exhumation / Neophobic Delirium / Vampirismus (The Chewing Dead).