DJEVEL “Ormer Til Armer, Maane Til Hode”


Inizialmente non davo per così longevi come oggi si dimostrano i Djevel nati nel 2009, eppure dopo dieci anni e sei full ancora sono ad ascoltarli in una nuova versione di loro stessi, la cui matrice rimane l’essere dannatamente norvegesi nell’approccio al Black Metal. Ad esclusione dell’esordio che considero ineguagliato per lo spirito primigenio di allora, anche da questo ottimo nuovo disco 2019, quel che gli é seguito mi ha dato sensazioni talvolta contrastanti ma nel peggiore dei casi sempre positive, tra grandi riff, pezzi perlopiù validi, solidità musicale, abbondante esperienza di genere e strutture pregne di sentori norvegesi a sunto di un modo di concepire il Black Metal quasi omni comprensivo in fatto di paesaggi musicali, influenze, scelte stilistiche, ritmiche ed espressive dovute all’esperienza dei musicisti importanti facenti parte della line up.

Ascoltando quest’ultimo “Ormer Til Armer, Maane Til Hode” mi sono ritrovato inizialmente appesantito dalla pienezza della musica scorgendo nel mezzo di essa solo qualche elemento di pregio che pareva isolato in un contesto ingombrante, verso il quale però non mi stavo ponendo nella maniera giusta stando a lato della linea tracciata dalla band invece che sopra, pensando di decidere io a priori cosa volevo trovare e cosa no in questo lavoro perché io conosco i miei norvegesi. Errore! Questi Djevel rimangono una delle cose più norse che si possa trovare oggi nel panorama Black Metal, ma a differenza del precedente lavoro la cui sfumatura acustica dava facilmente accesso agli intenti del disco, stavolta il trio è uscito alla distanza in una maniera inaspettata perchè dopo l’irruzione roboante dell’opener, questo album si mostra fino alla fine solidissimo, dalla forte comunicatività, tirato, anche velocissimo, intenso e ricco di riff pieni d’animo e forza nordica ulteriormente in evoluzione rispetto a “Blant svarte grander“.

Sotto lo strato superficiale ritmicamente variegato incardinato da riff copiosi ed espressivi, si cela un sottobosco di importanti variazioni che rendono ogni brano più intenso, un crescendo mano mano evidente mentre si procede lungo la track list, marasma tambureggiante pieno di sapienza compositiva e vocale la quale, pur restando morta in stile Koldbrann, riesce ad aggiustarsi per dare un colore interessante alle linee vocali.

Potrei perdermi in un track by track logorroico ma il risultato rimarrebbe che i Djevel di oggi hanno spostato la loro portanza musicale lungo una via legata sempre alle proprie origini geografiche aggiungendovi una sfumatura comunicativa particolare, riuscendo a rinnovarsi e facendomi pensare che questo é lo stile che vorrei sentire da ogni musicista storico: poderoso, creativo, devoto, sapiente e dannatamente piantato nella terra degli avi del Black Metal senza scopiazzare, come é giusto faccia chi certe cose ha contribuito ad inventarle.

Classificazione: 5 su 5.

Aftermath Music / anno 2019 / tracce 8 / durata 55:49
Ormer til armer, maane til hode / Et menniskes hele korpus og legeme / Den gang jeg banket paa helvedes tunge doer / Dreb dem alle, herren vil gjenkjenne sine / Ved Hildr’s haand for Hel / Det eders herre lover er mer enn hva mennisket taaler / Over svarte skriigende skoger / Illoyegd foedt som Satans barn, paa ferd uden spor af menneskeverd.

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