MARRAS “Where Light Comes to Die”


I Marras sono band finnica composta da membri di Vargrav, Förgjord e Nekrokrist SS per citare i nomi a me noti, che si propone in veste trueblack anni ’90 con tanto di foto del quintetto riquadrate dentro cornici a rappresentarne posizioni minacciose, fiere, battagliere o semplicemente evocative, il che rende tutto molto ancient, frozen o forgotten. Mettiamoci poi copertina e logo a mio gusto eccellenti ed il gioco è fatto.

Musicalmente però, “Where Light Comes to Die” non suona così ovvio come si potrebbe pensare in quanto già la tracklist costituita da quattro pezzi canonici e sei preludi / intermezzi parla in una lingua diversa all’ascoltatore, nella quale la maggioranza degli elementi ambient in termini di numero, non supera l’importanza del Black Metal cazzuto, grezzo e fortunatamente estraneo all’Horna style, alternato a svariati momenti che legano un brano all’altro risultando però parzialmente fuori dal contesto, disturbati da sample parlati non proprio opportuni, come menestrelli di un viaggio a tratti magico in un passato medievale infastiditi da estratti vocali distorti troppo moderni per il taglio old style dell’album, eventualmente più consoni (ma banalotti) in campo depressivo.

A mio gusto, è come se “Where Light Comes to Die” avesse due corpi diversi il cui dialogare è rodato da anni, messi assieme ad un terzo incomodo che disturba la coesione tra tutti gli ospiti espressivi del disco fatta di suoni con una loro personalità, produzione sporca ma non casareccia nel Black Metal tirato e vocalmente sofferto, ma anche molto chiara per i frangenti atmosferici a sé stanti. Comunque il disco funziona bene, fila via facile, sa di arcaico e nordico con un qualcosa di particolare probabilmente dovuto anche a questa parziale spaccatura espressiva che nel bene e nel male contribuisce a dare carattere alla musica, a tratti burzumiana ma anche violenta, densa di sensazioni da epoche lontane e tirata su velocità d’esecuzione pure sostenute.

Preso anche con questa imperfezione che non digerisco, “Where Light Comes to Die” mi piace, l’ho ascoltato con interesse e se dovessi descriverlo telegraficamente lo definirei più particolare di quel che si possa pensare ed azzardo: se tutte le frazioni d’intermezzo avessero avuto la magia delle bellissima parte strumentali di “Prologi (Guidance)” o “Prologi (Desolation)“, capaci da sole di delineare paesaggi fantastici quasi eterei, ne sarebbe uscito un disco TO-TA-LE.


Spread Evil Distribution / anno 2019 / tracce 10 / durata 33:49
Prologi (Guidance) / Overture of the Lonely Journey / Lifeless Sculptures / Prologi (Faith) / Sea of Trees / Prologi (Damnation) / Transition of the Lightless Path / Where Light Comes to Die / Prologi (Desolation) / Chamber of Penance.

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