DRASTUS “La croix de sang”


La mia sorpresa nel risentir parlare della one man band francese Drastus è pari solo alla considerazione ENORME per l’esordio del 2005 “Roars from the Old Serpent’s Paradise“, uno dei dischi tra i più inaspettati che mi capitò di ascoltare al tempo, eguagliato da pochi suoi compari dell’era moderna sotto l’aspetto della personalità. Quattordici anni di silenzio sono seguiti e lo dico fingendo volutamente che “Taphos” e “Serpent’s Chalice – Materia Prima” non siano mai usciti vista la delusione del primo e l’aver evitato il secondo per non rischiare di macchiare l’immagine Drastus… che nel 2019 ritrovo sotto Norma Evangelium Diaboli…

Per chi ricorda l’esordio, il suo aspetto eclatante era la nera violenza nichilista di quel black metal sintetico, diabolico, soffocante. Un misto di male, esoterismo, morte. In tale contesto, anche l’uscita per Flamme Noire dava un senso tutto particolare al platter ed è per questo che leggerli sotto NO.EV.DIA. mi ha stimolato la domanda: “tanti anni, etichetta diversa, molta acqua sotto i ponti. Ma come sarà Drastus oggi?” Indubbiamente diverso, ma di certo non ammattito. Anzi.

Proseguendo con il paragone inevitabile, utile a chi conosce il precedente ma superfluo agli altri, la band rimane sempre sè stessa ma filtrata con il passino religioso della sua nuova etichetta attraverso il quale è colato il succo del modus Drastus, ma non il liquame nero prettamente sintetico che rendeva l’esordio unico. “La croix de sang” è proprio figlio di “Roars from the Old Serpent’s Paradise“, lo evolve risultando meno primordiale, alieno, carnale e vorace, per quanto rimanga un platter violentissimo e generatore inarrestabile di tensione nervosa ed emotiva che rispetto a suo padre lascia crescere lo spazio lasciato all’articolazione dell’esecuzione furiosa, che può ampliarsi fino ad occupare tutti gli spazi fisici e musicali un tempo presi dal nero pece degli attimi di pausa relativa. Posso ipotizzare che la NO.EV.DIA. abbia visto in Drastus un potenziale distruttivo che meritava di essere educato senza imbrigliare la poderosa spinta del suo fluire di note dure e malvage, sotto le quali troneggia il lavoro martellante di una batteria suonata con perizia. Tra i tanti album di genere credo che questo abbia il merito di suonare furiosamente personale e con una forte comunicatività che passa attraverso l’aria subdola dei brani, QUELLE vocals sgraziate alla Drastus e qualche passaggio vocale pulito interessantissimo, inedito, dai toni evocativo / ritualistici.

Cammina sul sentiero delle spine, paradosso equinoziale Ashura! / Cammina sui raggi del sole, nascosto e proibito / Il sole sotto l’orizzonte!

Ashura

Preso come punto zero dell’esperienza musicale creata da questo francese, “La croix de sang” garantisce un certo livello di coinvolgimento, mentre conoscendone il passato il tutto risulto parzialmente stemperato ma indubbiamente impattante perché ricoperto da uno strato di foga malevola talmente imponente e ben indirizzata da rendere la track list pregna e trascinante.

Classificazione: 4 su 5.

Norma Evangelium Diaboli / anno 2019 / tracce 7 / durata 46:48
Nihil Sine Polum / Ashura / Crawling Fire / The Crown of Death / Hermetic Silence / Occisor / Constrictor Torrents.

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