BETHLEHEM “Lebe dich leer”


Non mi é per nulla facile parlare dei Bethlehem. Rappresentano troppo ed i significati che do a “Dark Metal” vanno oltre, perché quel disco, insieme a “In The Night side Eclipse“, “Monumental Possession“, “Hvis Lyset Tar Oss” e “Til Evighet” fa parte dei totem personali. È come se “Death Pierce Me” dei Silencer avesse un seguito. A cosa servirebbe? Ha già detto tutto. Per questo saltai a “S.U.I.Z.I.D.” (eccezionale) ma poi lasciai preferendo fingere che i tedeschi fossero statue di sale immutabili, monumenti di sé stessi senza aver scritto nemmeno “Dictius te Necare“.

Immagino Jürgen Bartsch, unico superstite di quel tempo guardarmi stranito mentre aspetta che io termini questo spoloquio per poi darmi del vecchio, ricordardomi che mentre io ero lì, ancorato ai vecchi tempi, la storia della band proseguiva fino all’arrivo della furiosa vocalist Onielar dei D.N.S. (già in occasione del precedente omonimo, peraltro), elemento che ammetto ha risvegliato in me una curiosità nei loro confronti ormai persa da eoni.

A conti fatti il risultato d’insieme é dignitoso se si considerano le mie aspettative quasi impossibili da rispettare, a tratti perfino stimolante durante la prima parte del disco per il piacere di poter riascoltare i Bethlehem in chiave odierna e senza teatrini imbarazzanti. Quella solitudine nera mista ad abbandono che arriva di colpo in un brano, quando la musica si lascia ad un buio dipinto da poche, lente, scandite note di chitarra. I riff dark rock appesantiti in chiave metal, alcuni estremismi Black. Fingendo di non vedere l’orribile copertina (la precedente era una figata), “Lebe Dich Leer” riesce a soddisfarmi per cinque noni della sua durata, scivolando su un paio di episodi troppo melodici e chiudendo senza sfaceli, riuscendo particolarmente bene quando l’elettronica ha spazio (troppo poco!) ed evocando certe sensazioni con quell’effetto a me particolarmente caro delle vocals in tedesco, chiare nella dizione ma incomprensibili per me con non capisco una mazza di quella lingua… ed è subito Bethlehem direbbe il poeta.

Il punto però é un altro. Il disco per quanto onesto non affonda il colpo rimanendo in superficie un pò sotto tutti i punti di vista, siano essi legati a passato, presente o futuro eventuale, Black Metal, musica in senso più ampio, al poter evocativo, alle sensazioni verso le quali l’album si muove con un passo che si poggia a terra senza piantarsi sicuro. “Lebe Dich Leer” ha suoni moderni che a mio gusto non userei mai se fossi i Bethlehem, cerca di creare qualcosa mantenendosi puro nelle intenzioni comunicative e concedendosi anche lo strano – non riuscitissimo – finale di “Bartzitter Flumgerenne“. Per cui non é un patetico revival Bethlehem, ce li porta ad oggi con certi stilemi che non danno l’impressione di essere evocati per giutificare il nome sulla copertina anche se Andreas Classen, i suoni crudi, la produzione, l’aura creata allora, sgomitano nella mia testa per dirmi di andare oltre il quartetto di oggi.

Quindi, se proprio dovessi farlo, “Lebe Dich Leer” ve lo consiglio? Non sapendo nemmeno cosa siano i vari “Sardonischer Untergang…” fino a “Hexakosioihexekontahexaphobia“, tutto sommato sì, ma…


Prophecy Productions / anno 2019 / tracce 9 / durata 41:52
Verdaut In Klaffenden Mäulern / Niemals Mehr Leben / Ich weiß Ich Bin Keins / Wo Alte Spinnen Brüten / Dämonisch Im Ersten Blitz / An Gestrandeten Sinnen / Ode An Die Obszöne Scheußlichkeit / Aberwitzige Infraschall-Ritualistik / Bartzitter Flumgerenne
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