MYLINGAR “Döda Själar”


L’esordio “Döda drömmar” degli svedesi Mylingar è rimasto stampato nella mia memoria malgrado abbia visto poche volte il piatto dello stereo, segno che un disco può svanire sullo sfondo ma lasciare delle ferite tanto da renderlo indelebile. Infatti, i segni profondi sulla mia pelle sono dovuti più che altro alla forma estrema scelta dalla band per trattare l’argomento della morte, con la quale si può filosofeggiare più facilmente finché rimane cosa astratta, mentre quando Lei ti tocca le cose cambiano e passa ai piú la voglia di giocarci.

Divagazioni a parte, “Döda Själar” prosegue quanto avviato dal suo predecessore enfatizzandone lo stile debordante che spella la faccia dell’ascoltatore scagliandogli contro il proprio messaggio musicale brutalmente macabro, nel quale l’insieme tende a superare l’importanza di singoli elementi canonici come composizione o riffing intesi in senso classico, rendendo il tutto un’esperienza sonora compatta tutt’altro che indolore.

Più che la qualità o meno di questo disco, che a conti fatti non sono riuscito sempre a decifrare dall’inizio alla fine restando spesso soffocato, dei Mylingar rimane addosso quello strato sgradevolmente greve di estremismo sonoro che copre anche i pensieri e a me impressiona perchè veicolo di una descrizione della morte violenta, atroce, che sfido il più nichilista a voler incontrare, perché scegliere di passare a miglior vita cosí, trovando tutto ciò, va oltre le più pessimistiche previsioni e fa tornare velocemente la voglia di vivere.

Nel Death/Black dei Mylingar esplode con propotenza vivida un oltre tomba vorace imbevuto delle deviazioni mentali dei musicisti che ne tracciano le forme, applicate ad uno schema compositivo deflagrante, stridente, pieno di dissonanze, anche cacofonico, potente, graffiante che sembra un pastone Brutal Death imbevuto di Black Metal dalle tinte nero grige, ma che definire dentro categorie ne sminuisce l’effetto reale. Un mostro di riff senza calore umano scandito da growl e scream effettati, urla da maiale sgozzato che in certi casi dilaga oltre i confini dell’intellegibile trovando la sua forma migliore in “Mållösheten” e “Giftet” perché facilitano un pò di più la vita dell’ascoltatore, concedendogli qualche bocconcino compositivo meno affogato in quest’orgia sonora dalla prepotenza non comune che impone una scelta: tentare di carpire il filo musicale dei brani o abbandonarsi alla voracità dei fantasmi erranti dei bambini non battezzati che popolano questo infame limbo evocato dai Mylingar, orrore palpabile senza velature o mistero.


Amor Fati Productions / anno 2019 / tracce 7 / durata 40:34
Obalansen / Nedstigningen / Offret / Bländningen / Mållösheten / Giftet / Förlusten.

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