WOLOK “Fading Mirth & Dry Heaves”


Per fortuna il nuovo disco dei Wolok l’ho ascoltato in streaming, perché se mi fossi trovato fisicamente tra le mani questo “Fading Mirth & Dry Heaves” ad un certo punto avrei dovuto capire 1) quando mai ascoltarlo dopo averne scritta la recensione 2) se metterlo su ebay o discogs per venderlo 3) se buttarlo dalla finestra, masticarlo, usarlo come sotto pentola o farci la pace. Sicuramente i Wolok non mi sono restati indifferenti nemmeno stavolta in quanto hanno raggiunto lo scopo di innervosirmi in ogni occasione nella quale ho cercato di sancire se considerarli bruciati, ascoltabili, cestinabili, rinnovati, ammatiti o boh. Il risultato é che non riesco ad accettarli perchè il Black Metal è sparito. Mi urtano per questo, ma un po’ m’attraggono. Come prendere la foto a colori di una donna seduta con le mani su una guancia, renderla in bianco e nero, sgranarla, e sbiancare gli occhi del soggetto. Stesso tavolo, identica posa, effetto diverso. Dipende da che prospettiva la guardi.

Il mio disappunto nel sentire i Wolok tornare così dopo dieci anni é una spregiudicatissima presa di posizione da semplice fan, non vangelo, perché un cambio di rotta lo baratto soltanto a certe condizioni che qui non ci sono, o forse non le so trovare. Io stesso al tempo di “Caput Mortuum” sapevo quanto ripetersi sugli stessi canoni sarebbe stata una bugia con le gambe corte, per cui un logo rinnovato ci stava, sapeva di cambiamento che punta al lisergico, ma così non va. Il Black Metal in un angolo, aria darkeggiante, ritmi doom, una sgraziata zingarata cafoneggiante durante la finale “Squalor“, distorsione death nella terza traccia, alcuni degli ingredienti di un tempo sparsi sul tavolo e riassemblati, la foga cervellotica persa. Tutto rallentato. Un lamento dall’inizio alla fine. Maledizione.

I Wolok non stanno bene e questo nel metal é una bella cosa. Tali erano e tali rimangono pure oggi. Tanta malattia, sensazioni bislacche, oscurità a pacchi, voce costantemente effettata in scream e growl. C’è tutto se piace il genere alienato a prescindere, ma il Black Metal è sparito. Capito questo, cosa che fatico tutt’ora ad accettare, iniziano a fare capolino le cose migliori del disco come i momenti di parlato inquietanti, certi sparuti elementi tipicamente Wolok rimasti a ricordarmi di chi sto parlando ed il senso opprimente di pesantezza. Come se il progioniero di un campo di concentramento liberato dai russi avesse cercato di descrivere quel che ha vissuto, sotto l’effetto di una droga sintetica. Stessa cruda e surreale realtà nella quale “Deceptive Serpents “, che a metà della sua durata prende una piega da DJ che mescola i campionamenti ritmati con un riffone doom, ha un senso tutto suo, pure accattivante. Ma i Wolok dove sono finiti? Li volevo con certe caratteristiche, rinnovati, ma sul pezzo. Così riesco ad accettare veramente e solo “Bitter Swill“, più movimentata e triste sul finale, segnata da inquietanti urli di donna.

Fading Mirth & Dry Heaves” però, alle mie orecchie, è troppo. Forse ci vorrebbe qualcuno più avvezzo di me a certe sonorità per commentarli compiutamente. Di mio, l’unica cosa certa che posso dire é grazie a Bandcamp.


Death Knell Productions / anno 2019 / tracce 5 / durata 38:45
Stolid; Bitter Swill; Deceptive Serpents; Neural Misfire; Squalor.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...