DARKTHRONE “Old Star”


Era dai tempi di “The Cult is Alive” che non ascoltavo dall’inizio alla fine un disco dei Darkthrone senza che l’esperienza finisse prematuramente con qualche espressione colorita di disappunto. Tutto il nefasto frangente musicale dall’album di cui sopra al fallimentare “Artic Thunder” l’ho sempre perlomeno spizzato tramite i sample perché era d’obbligo farlo, detestandolo. Di recente mi fermavo addirittura ai commenti letti sul web scuotendo il capo, non solo per colpa di musica a tratti inqualificabile per i miei gusti, ma anche per il ricordo dei fastidiosi commenti tipo “i Darkthrone di oggi sono liberi, fanno quello che gli va” che da un certo momento in poi hanno iniziato a giustificare qualsiasi cosa. Come se io entrassi nel vs. giardino a pisciare sulle rose dicendovi con fare distratto “Ma io sono libero, faccio quello che mi pare!“. Questo ritornello l’avrò sentito ripetere sotto varie forme migliaia di volte anche dall’ultimo dei tredicenni brufolosi quale bandiera da sventolare ai quattro venti da quelli che hanno capito tutto, diventati open minded con una band che per antonomasia ha creato giusto l’opposto musicale, il Black Metal, genere tra i più chiusi che si possa immaginare se preso nella sua forma più pura. Un carosello di stronzate fitto come una pioggia che ha guastato il mio rapporto con il duo oltre le incomprensioni musicali, tanto che in me il pensiero automatico era diventato “i Darkthrone sono liberi sí, wow che culo“.

Probabilmente ho esagerato, l’ho presa male ma di fare ammenda ascoltando “The Underground Resistance” non ne ho voglia. Non ci riesco anche perché da anni i Darkthrone sono una band di espertissimi che registra dischi professionali estraendo dal cilindro qualcosa dalla propria collezione di vinili per farci un album. Volendo, in questo caso si parla del classic doom a braccetto con i capisaldi Lemmy e Thomas G Warrior. Questo atteggiamento può piacere o no, io non lo sposo, lo trovo sterile, ma se poi la musica vale come in questo caso, ci provo.

Infatti oggi sono qui a dire prima di tutto a me stesso che una speranza c’è, da prendere con le pinze, ma si intravvede nell’enfasi data alle schitarrate da pogo con la birra in mano e dai brani che rimangono in mente per la loro ispirazione, il lato Black Metal con un suo ruolo e le vocals tutte in scream. Il bello del disco é che i riff evocano sensazioni, come quello di “Alp Man” che gira e rigira come fanno dei corvacci porta jella su un cadavere in tutto il loro classicume doommeggiante. Mi sono perfino cresciuti due bei baffoni da biker fattone ascoltando “The Hardship of the Scots“!

Un cuore si scalda / Dove ti senti a casa / Nessuna regola religiosa bastarda / Il terreno circonda la pietra

The Hardship of the Scots

In fondo ai Darkthrone basta poco per farsi apprezzare anche da me che non impazzisco per le loro plurime influenze d’antan, soprattutto perché sono gente quadrata che sa se citare lo speed metal, il punk o ricordare i Motörhead con voce scream. Gli ci vorrebbe poco a conquistarmi ogni volta, ma sembrano volerlo fare tirandosela. Ad oggi posso dire che li ho amati molto, gradualmente capiti poco, e via via odiati, evitati e scartati a priori. Se poi mi domandate come desidero sentirli, preferirei evitassero di perder tempo in brani come “Old Star” dando soltanto fuoco alle polveri del sommo cazzeggio del quale sono custodi assoluti, ma solo come dico io, cioè nel modo di “I Muffle Your Inner Choir” e “The Key Is Inside The Wall” anche se so che é una pia illusione. Quindi me li porto a casa così, più interessanti del solito o semplicemente fighi quando ci danno dentro, almeno fino a prova contraria, che tra l’altro potrebbe essere la prossima.

E comunque, ridendo e scherzando siamo a diciotto. Sí, 18 full length. Criticati o idolatrati, verso i cinquanta di età, ma sempre presenti e chissà per quanto ancora. Non so se ridere o piangere.


Peaceville / anno 2019 / tracce 6 / durata 38:09
I Muffle Your Inner Choir; The Hardship Of The Scots; Old Star; Alp Man; Duke Of Gloat; The Key Is Inside The Wall.

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