FUNEREAL PRESENCE “Achatius”


Senza fare l’espertone che qualsiasi nome gli fai lui ci ha fatto le elementari a Bergen, ammetto d’aver scoperto la one man band Funereal Presence soltanto a inizio 2019 in occasione di “Achatius” e grazie a loro ho potuto riflettere su un concetto molto semplice: adoro la vecchia scuola, la tradizione, gli avi, gli antichi, le origini e bla, bla, bla ma dipende di che passato si parla.

Quello a cui faccio riferimento io parlando di Black Metal ha come ideale anno zero il 1993. Andando più indietro si passa ad un periodo nel quale la forma che io amo di metallo nero non esisteva o era troppo ambrionale per attirarmi. Tutto fu propedeutico a quel che venne, ma non sono scivolato nel Black Metal attraverso Venon o Celtic Frost. Mi ci hanno catapultato gli Emperor!

Eppure “Achatius” vince perfino con me, proprio per questo suo essere davvero un disco di 30 anni fa pubblicato oggi, le sue fottute chitarre rock estremizzate thrash molto attraenti e malvagie senza artefizi, la vena Black Metal che piace a me a occhieggiare, il rullante vecchissima maniera semi cartonato, gli interemezzi dal puzzo medievale anche quando sono elettrificati. “Achatius” suona proprio come se una band di musicisti capaci dell’89 avesse potuto pubblicare un album di inediti bello core con tutto il sapere di oggi ma il gusto di ieri ed é per questo che non suona finto, nè scimmiotta, parla con estrema padronanza in una lingua sviscerata da tre decenni di musica scrivendo qualcosa di nuovo che sa di vecchio, creando un angolo dall’aria ancestrale ed appassionata. Non é una festa moscia con tema “il metal di una volta“. Questo é, metal di una volta, pure impreciso ritmicamente in certi punti, ma ci sta.

Mi ha ricordato visivamente l’atmosfera del video “Circle of the Tyrants” dei Celtic Frost, con quelle pose che hanno più significato intrinseco degli incappucciati di oggi. Le facce della band, la gente dell’epoca nel pubblico eterogeneo. Togliete la musica della band svizzera e metteteci i quattro lunghi brani di “Achatius” e secondo me avrete un buon esempio di collocamento storico/musicale di questo disco che non mi ha preso subito, ma solo col tempo.


Sepulchral Voice Records / anno 2019 / tracce 4 / durata 48:32
Wherein Achatius Is Awakened and Called Upon; Wherein a Messenger of the Devil Appears; Wherein Seven Celestial Beasts Are Revealed to Him; Wherein Achatius Is Flogged to the Hills of Violation.

VIDEO “Wherein Seven Celestial Beasts Are Revealed to Him” ◄

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