ASCENSION “Under Ether”


Il nuovo “Under Ether” suona coerente con un cammino di evoluzione degli Ascension, qualità apprezzabile magari in politica ma non per forza in musica a meno che tu non sia i Darkthrone dei sogni che scrivono per tutta la loro carriera “Transilvanian Hunger” rendendoci felici .

Under Ether” però, risponde alle mie aspettative a tratti in quanto da una parte ha la luce di “Ever Staring Eyes” ma poi si dilunga troppo durante “Dreaming in Death“. L’andare un passo oltre il loro passato, dietro una copertina che proprio non digerisco, cela idee mai banali a cui però manca il tocco del maestro che sa sintetizzare senza perdere nessuno dei suoi spunti, siano essi assoli, divagazioni vocali o il senso drammatico profondo e religioso di “Ecclesia“. Siccome al sottoscritto la coerenza musicale piace molto finché non decido io come e quando ignorarla, capisco che é proprio perché i ns. non vogliono restare fermi nella loro ricerca musicale peccando però di sintesi, che l’album mi stanca e li preferivo coerenti con i loro inizi. Non si tratta di tagliare, bensì di raffinare e farne un sunto più efficace.

Under Ether” é articolato, esce dal solco Watainiano (che obbrobrio di parola ho usato?) ma qualche volta dovrebbe snellirsi, ed in questo le cessioni al death metal aiutano solo in parte. È curato nelle vocals che io adoro con quel simil grido rauco/sgraziato, si poggia su costruzioni articolate, ricerca, contaminazioni sensate, esecuzione attenta e bassi che quando affondano prendono la pancia un pò come agli esordi (o quasi).

Under Ether” é un disco completo, e ripensando al precedente “The Dead of the World” é ben più aperto al nuovo e arricchito da idee intelligenti che però con me fan presa lí sul momento, ogni tanto, perché quasi sembrano allungare il brodo e di cui sono un esempio i sette minuti non del tutto giustificati di “Star to Dust” il cui crescendo finale coinvolgente va atteso con pazienza perché é alla fine, appunto.

Under Ether” non mi aiuta a scrivere una recensione perché lo sento contraddittorio, pieno di “se” e “ma” per me che non sono entrato in empatia con lui. Quindi non lo scarto, sarebbe assurdo farlo, ma nemmeno sono invogliato a cercarlo: scorro lo scaffale dei CD, ne leggo il titolo, so che al suo interno ha un pezzo di ottima fattura e completezza come “Thalassophobia“, mi dico “uh! devo ascoltarlo!“, ma esito un attimo e lo liquido dentro di me con un “la prossima volta” perché mi ricorda quanto é prolissa “Pulsating Nought“.

Under Ether” é il lavoro che apre la porta ad ulteriori sviluppi espressivi, ma rischia di chiuderla a chi come me li preferiva smaccatamente religious. Dei loro dischi è l’unico che mi stanca e sicuramente non é nemmeno lontanamente d’impatto come fu “With Burning Tongues” e mi riferisco al senso di sorpresa che mi lasciò, non ad altro. Anzi, invece di citarlo soltanto, lo metto nello stereo per onorarlo e rinfrancarmi.


World Terror Committee / anno 2019 / tracce 8 / durata 43:23 min.
Garmonbozia; Ever Staring Eyes; Dreaming in Death; Ecclesia; Pulsating Nought; Thalassophobia; Stars to Dust; Vela Dare.

VIDEO “Thalassophobia”

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